Il conto per ospitare una tappa di una grande corsa a tappe è più alto della quota di ospitalità. Rifacimento del manto stradale, transenne, servizi d'ordine, rifiuti e le ore di personale per coordinare tutto sono costi reali, e per un piccolo comune pesano in modo significativo sul bilancio annuale.

I comuni che ne escono bene si comportano tutti allo stesso modo. Scelgono lavori già necessari e usano la data della corsa come la scadenza che finalmente li fa chiudere. Asfaltare una strada già programmata, sistemare una piazza o completare una pista ciclabile diventa un progetto con una data non spostabile, e le date non spostabili sono la risorsa più scarsa nei lavori pubblici locali.

I comuni che ci perdono sono altrettanto coerenti. Spendono sulla giornata: strutture temporanee, ospitalità, allestimenti e servizi che esistono per sei ore e poi se ne vanno. La copertura televisiva è identica nei due casi. Cambia cosa resta in piedi la settimana dopo.

C'è una versione di questo ragionamento che liquida tutto come pubblicità costosa, ed è troppo semplice. Un comune di tappa ottiene un pubblico nazionale, una ragione per finire lavori in ritardo e un fine settimana su cui le attività locali programmano. Se valga il costo dipende interamente da quale dei due modelli di spesa sceglie l'amministrazione, e quella scelta si fa mesi prima che la corsa arrivi.