Alle aziende di automazione tra Bologna, Modena e Reggio non manca la domanda. Manca la figura precisa che va nello stabilimento del cliente, installa una cella, la integra con quello che c'è già e resta finché non gira. Quel ruolo è diventato il vincolo su quanti sistemi un'azienda riesce a consegnare in un anno.

È una posizione difficile da coprire perché sta in mezzo a due competenze. Il lavoro richiede capacità meccaniche ed elettriche e abbastanza dimestichezza software da configurare controllori e sistemi di visione, e richiede di stare fuori casa per settimane. I laureati che hanno la metà software preferiscono spesso lavori che non prevedono un reparto produttivo. I tecnici che hanno la metà meccanica non sempre ricevono la formazione per aggiungere il resto.

Le imprese che hanno risolto il problema lo hanno fatto trattando la messa in servizio come una carriera e non come una tappa. Significa ore pagate sul lato software, una rotazione che riporta i tecnici in progettazione tra un'installazione e l'altra e un percorso chiaro verso la gestione di commessa. Le aziende che lo fanno dicono di trattenere le persone anche al quarto e quinto anno, che è dove prima si perdevano.

Gli istituti tecnici regionali sono l'altra metà della risposta, e ci sono già vicini. I percorsi che collocano gli studenti in azienda durante l'ultimo anno hanno tassi di inserimento che le imprese definiscono buoni. Quello che manca è la scala: il numero di posti dipende da quante aziende si impegnano ad accogliere, e accogliere uno studente costa il tempo di un tecnico esattamente nel periodo in cui i tecnici scarseggiano.