L'Italia ha prorogato di altri 15 giorni la sospensione della libera circolazione Schengen con la Spagna, la terza proroga di una misura annunciata per la prima volta il 31 luglio come risposta all'arrivo massiccio di migranti nell'enclave spagnola di Ceuta. Ciò che all'epoca i funzionari descrivevano come un passaggio temporaneo, della durata di un mese, è stato da allora rinnovato più volte, prima il 31 agosto e di nuovo questa settimana, senza una data chiara entro cui Roma preveda di revocarlo definitivamente.

La giustificazione è rimasta coerente a ogni proroga. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha sostenuto in occasione dell'ultima proroga che la situazione a Ceuta restava critica invece che migliorare, indicando le diverse migliaia di migranti irregolari ancora presenti nell'enclave dopo che oltre 60.000 persone erano arrivate dal Marocco nel giro di poche settimane, almeno 72 delle quali morte durante la traversata. Anche la forma della misura non è cambiata, controlli mirati sui cittadini di paesi extra Unione europea che viaggiano tra Italia e Spagna via aria e via mare, con i funzionari italiani che ribadiscono ogni volta che i cittadini italiani, spagnoli e degli altri paesi europei possono continuare a muoversi liberamente.

La Spagna non ha accettato questa impostazione. Il ministro degli Esteri Jose Manuel Albares ha definito la precedente proroga un affronto ingiustificato e ingiustificabile alla dignità degli spagnoli, sostenendo che la reale motivazione di Roma fosse politica interna piuttosto che un'autentica preoccupazione di sicurezza legata a Ceuta. Madrid ha risposto alla sospensione iniziale con propri controlli reciproci sugli arrivi dall'Italia, un braccio di ferro che ormai dura più a lungo del linguaggio d'emergenza che entrambi i governi avevano usato per giustificarlo in origine.

Ciò che rende rilevante questa terza proroga è meno gli ulteriori 15 giorni che lo schema che essa conferma. Una misura introdotta con un linguaggio d'emergenza, pensata per durare un solo mese, è ormai ben dentro il secondo mese senza una data di scadenza fissa, uno slittamento che rispecchia l'argomento sollevato dai critici fin da quando l'Italia l'ha invocata per la prima volta, cioè che le sospensioni di Schengen di questo tipo tendono a sopravvivere alle emergenze che le hanno provocate e a diventare silenziosamente parte del funzionamento ordinario della frontiera invece che un'eccezione a esso.