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Il tasso di disoccupazione italiano ha toccato a settembre il livello più alto in tre mesi, e i numeri sotto non concordano

L'Istat dice che il tasso di disoccupazione italiano è salito al 6,3 percento a settembre dal 6,2 percento di agosto, mentre la disoccupazione giovanile è scesa e il numero di occupati è cresciuto di 198mila unità nell'anno. Più italiani lavorano e più italiani cercano lavoro allo stesso tempo.

Di Italian Insider StaffPubblicato 2 min di lettura
Pedoni camminano davanti a vetrine di negozi tappate con assi di legno sotto un portico in una città italiana.
Pedoni camminano davanti a vetrine di negozi tappate con assi di legno sotto un portico in una città italiana. · Foto: EPA/Tino Romano

Il tasso di disoccupazione italiano è salito al 6,3 percento a settembre, dal 6,2 percento di agosto, il livello più alto in tre mesi, secondo i dati diffusi dall'Istat. Preso da solo, questo singolo numero si legge come un passo indietro evidente. Preso insieme al resto dei dati pubblicati lo stesso giorno dall'Istat, il quadro diventa molto più difficile da riassumere in una sola direzione.

La disoccupazione giovanile, spesso la fetta più osservata dei dati sul mercato del lavoro italiano, si è mossa in realtà nella direzione opposta. Il tasso tra i lavoratori under 25 è sceso al 19,9 percento, in calo di 0,4 punti percentuali, anche mentre il dato complessivo per l'intera forza lavoro saliva. Il tasso di occupazione è rimasto stabile al 63 percento, con 24.328.000 persone occupate, sostanzialmente invariato rispetto al mese precedente.

I numeri su base annua sono il punto in cui la contraddizione diventa più difficile da sciogliere in un'unica narrazione. Rispetto a settembre 2025, il numero di occupati è salito di 198mila unità, un aumento dello 0,8 percento, un segnale reale di crescita del mercato del lavoro negli ultimi dodici mesi. Ma il numero di persone classificate come persone in cerca di occupazione è cresciuto ancora più rapidamente nello stesso periodo, in aumento del 7,8 percento, pari a 117mila persone. Più persone lavorano rispetto a un anno fa e più persone cercano attivamente lavoro rispetto a un anno fa, due tendenze che non sono contraddittorie di per sé ma che non si inseriscono con chiarezza né in una storia di ripresa lineare né in una storia di recessione lineare.

Una spiegazione plausibile si trova nel dettaglio mensile, l'occupazione è effettivamente calata di circa 7mila persone tra agosto e settembre, un movimento abbastanza piccolo da sembrare più rumore statistico che un vero cambiamento, ma è coerente con un mercato del lavoro cresciuto nell'arco dell'anno pur attirando più persone verso una ricerca attiva di lavoro, sia perché salari e prezzi hanno reso più difficile permettersi di restare fuori dalla forza lavoro, sia perché più persone ritengono che oggi ci sia qualcosa per cui valga la pena candidarsi.

Niente di tutto questo avviene nel vuoto. I dati Istat di settembre arrivano nel mezzo di un periodo in cui la pressione del caro vita ha già prodotto due settimane di proteste di piazza nelle città italiane e una risposta del governo costruita attorno alla sicurezza più che alla politica economica. Un tasso di disoccupazione che sale al livello più alto in tre mesi, anche se accompagnato da una disoccupazione giovanile in calo e da una crescita occupazionale su base annua, è il tipo di dato ambiguo che offre a entrambe le parti di quella discussione qualcosa a cui appigliarsi, la tesi del governo secondo cui l'economia di fondo continua ad aggiungere posti di lavoro, e la tesi dei manifestanti secondo cui qualunque crescita esista non si traduce in un mercato del lavoro percepito come sicuro.

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