I soci di Mps si sono riuniti per decidere l'indipendenza della banca, e i numeri erano contrari ancora prima del voto
L'amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena Luigi Lovaglio aveva bisogno di una maggioranza qualificata dei due terzi per far approvare il suo piano contro l'offerta ostile di Intesa Sanpaolo. In assemblea è stato depositato meno del 70 percento del capitale, e l'opposizione di Delfin, Caltagirone e di entrambi i proxy advisor ha reso la soglia quasi irraggiungibile.
Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, e Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, conversano insieme. · Foto: Carlo Carino/Imagoeconomica
I soci di Monte dei Paschi di Siena si sono riuniti il 29 ottobre in un'assemblea straordinaria chiamata a decidere la risposta della banca all'offerta ostile di Intesa Sanpaolo, con il 65,86 percento del capitale presente, 178 azionisti votanti direttamente e altri 2.075 per delega. Il numero che contava davvero, però, era quello che l'assemblea doveva superare e che non sembrava destinato a farlo, una maggioranza qualificata dei due terzi, una soglia diventata difficile da raggiungere nel momento stesso in cui per il voto è stato depositato meno del 70 percento del capitale totale della banca.
L'amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio ha presentato un piano costruito attorno alla permanenza dell'indipendenza piuttosto che all'assorbimento. Prevedeva che Mps lanciasse proprie controfferte su Banco BPM e Banca Generali, perseguisse una fusione con Mediobanca invece che con Intesa, e preservasse l'indipendenza strategica della banca insieme alla sua storica sede di Siena, una città la cui identità è legata alla banca da secoli.
L'amministratore delegato di Intesa Carlo Messina ha risposto alzando la posta invece di abbassarla. Ha portato l'offerta complessiva di Intesa per Mps a 31,4 miliardi di euro e ha richiamato la frase di Mario Draghi, che Intesa avrebbe fatto tutto il necessario per completare l'acquisizione, avvertendo al tempo stesso che l'approvazione del piano di Lovaglio avrebbe reso nulla l'offerta di Intesa. Il messaggio ai soci è stato diretto, scegliere l'indipendenza di Mps significa far sparire con essa l'operazione Intesa.
I numeri contrari a Lovaglio erano già visibili prima che iniziasse il voto. Delfin e Caltagirone, due blocchi azionari che insieme controllano oltre il 31 percento, si sono opposti al suo piano, e l'opposizione in aula era attesa fino al 40 percento del capitale effettivamente presente. Le società di proxy advisory ISS e Glass Lewis avevano già raccomandato ai soci di votare contro entrambe le operazioni proposte da Lovaglio e contro il dividendo straordinario ad esse collegato. Banco BPM, con il 3,74 percento, e il Ministero dell'Economia italiano, con il 4,86 percento, sono rimasti completamente assenti dall'assemblea, eliminando due blocchi che avrebbero potuto spostare i numeri in un senso o nell'altro.
Il sostegno che Lovaglio ha ricevuto è stato più istituzionale ed emotivo che numerico. La Fondazione Mps ha ribadito il proprio appoggio al piano, definendolo un progetto di sviluppo industriale pensato per preservare l'indipendenza strategica, l'integrità e l'identità della banca, e i dipendenti della banca hanno organizzato una propria protesta a sostegno dell'indipendenza. Nulla di tutto questo cambia una soglia di maggioranza qualificata che il capitale presente in assemblea potrebbe non essere stato sufficiente a superare nemmeno con un sostegno unanime, lasciando il destino di Monte dei Paschi legato meno alla forza delle argomentazioni di Lovaglio che a un'aritmetica decisa in gran parte prima ancora che qualcuno in sala esprimesse il proprio voto.