Il tasso di inflazione annua italiano è salito al 5,4 percento a ottobre, il livello più alto da agosto 2023, secondo i dati diffusi dall'Istat. Parlando lo stesso giorno in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha descritto il balzo in termini espliciti, definendolo una drammatica conseguenza dell'impatto delle guerre sui prezzi delle materie prime energetiche piuttosto che un problema legato alla politica fiscale interna.
Le parole di Giorgetti hanno collocato la responsabilità chiaramente al di fuori del controllo di Roma, l'impatto delle guerre sulle materie prime energetiche, come lo ha definito, indicando il più ampio contesto geopolitico, dalla guerra in corso in Ucraina alle tensioni legate all'Iran, che da mesi tiene instabili i mercati energetici. Ha detto che l'Italia aveva già sollevato queste preoccupazioni nei forum internazionali e in sede europea, trattando il dato sull'inflazione come una prova a sostegno di un argomento che il governo porta avanti da settimane, non come un argomento nuovo.
Quell'argomento ha una storia recente. All'inizio del mese Giorgetti aveva chiesto ai ministri delle finanze dell'eurozona di considerare l'inflazione come una giustificazione legittima quando Bruxelles valuta quanto il bilancio di un governo si discosti dagli obiettivi, in un momento in cui l'inflazione italiana si attestava al 4,1 percento. Il balzo di ottobre al 5,4 percento gli consegna una versione ancora più netta dello stesso argomento, un dato a cui può appellarsi come prova che la pressione sta accelerando invece di attenuarsi, e che non era nelle possibilità di Roma impedire.

