Technoprobe è diventata silenziosamente uno dei titoli con le migliori performance di Piazza Affari. L'azienda italiana che produce probe card, i dispositivi di altissima precisione usati per collaudare i chip mentre sono ancora sul wafer di silicio o appena dopo essere stati separati, ha reso circa il 370 percento agli azionisti nell'ultimo anno, portando il proprio valore di mercato a circa 20 miliardi di euro. L'operatore della Borsa di Milano dovrebbe confermare a settembre l'ingresso della società nel FTSE Mib, l'indice delle quaranta maggiori società quotate italiane.
Il rally affonda le radici in un cambiamento che pochi fuori dal settore dei semiconduttori avevano previsto. Nel 2025 l'attività legata all'intelligenza artificiale rappresentava il 38 percento delle vendite di Technoprobe. Nella prima metà del 2026 quella quota ha superato il 50 percento, mentre i produttori di chip correvano a collaudare processori sempre più veloci destinati ai data center e agli acceleratori per l'intelligenza artificiale. Apple, Qualcomm, Samsung, AMD, Intel e TSMC sono tutti clienti, e ogni nuova generazione di chip richiede probe card nuove e più complesse per essere testata prima della spedizione.
Gli analisti hanno continuato ad alzare le stime per stare al passo con i risultati dell'azienda. Dopo gli ultimi dati trimestrali, Equita ha parlato di un'altra sorpresa positiva significativa, e le indicazioni della società puntano ora a una crescita dell'Ebitda del 12 percento nel 2027 e del 6 percento nel 2028, trainata soprattutto dalla domanda legata all'intelligenza artificiale più che da un singolo nuovo contratto.

