La polizia ha lanciato lacrimogeni in Piazza del Duomo a Milano il 17 ottobre, mentre le proteste per il caro vita, partite in modo pacifico, si trasformavano in scontri, con i manifestanti che lanciavano pietre e gli agenti che rispondevano con misure di controllo della folla più tipiche di una rivolta che di una marcia economica. Sia a Milano sia a Bologna si sono registrati saccheggi e incendi insieme ai disordini, e la polizia ha fermato circa 50 persone, molte delle quali minorenni, con almeno due agenti rimasti feriti secondo le prime ricostruzioni.
La premier Giorgia Meloni ha risposto tracciando una netta distinzione tra le manifestazioni in sé e la violenza che le ha accompagnate, dicendo che il diritto di protestare non era in discussione ma attribuendo i saccheggi e gli scontri a quelli che ha definito teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare caos. La distinzione ha permesso al suo governo di evitare di condannare il malcontento di fondo legato al caro vita, pur respingendo le scene specifiche andate in scena in due delle maggiori città italiane.
I disordini italiani sono stati solo un tassello di un quadro molto più ampio in tutta Europa nello stesso giorno. La Francia ha registrato di gran lunga i numeri più alti, oltre 550mila manifestanti in città come Parigi, Marsiglia, Nizza, Nantes, Bordeaux, Limoges, Lille, Tolosa e Strasburgo, dove lacrimogeni e idranti hanno affrontato i manifestanti, circa 1.200 persone sono state arrestate e circa 150 agenti di polizia sono rimasti feriti. I rivoltosi hanno appiccato incendi in edifici pubblici e vandalizzato i municipi di Marsiglia e Lille, e a Limoges è stato distrutto un municipio in piedi da 140 anni. Il primo ministro francese Sebastien Lecornu ha detto in seguito che è stato un miracolo che il bilancio non fosse più pesante.

