La Rai ha confermato il 29 agosto che Sigfrido Ranucci non condurrà più Report, il programma investigativo che dirige da un decennio, offrendogli in cambio un passaggio a Rai News, alla redazione del Tg3 oppure un incarico da corrispondente estero. Ranucci ha 64 anni, vive sotto scorta dal 2021 per minacce legate alle sue inchieste su criminalità organizzata e corruzione politica, e Report sotto la sua direzione ha realizzato le inchieste che hanno portato alle dimissioni di due ministri del governo, Gennaro Sangiuliano e Daniela Santanchè.
Le motivazioni indicate dalla Rai per il provvedimento si concentrano sull'amicizia di Ranucci con l'imprenditore Valter Lavitola, che ha confessato di aver organizzato un attentato dinamitardo davanti alla casa di Ranucci nell'ottobre 2025. I magistrati ritengono che Lavitola avesse ordinato quell'attacco per rafforzare la propria posizione politica e non per colpire Ranucci, un dettaglio che complica più che chiarire il motivo per cui quell'amicizia sia diventata motivo di rimozione per l'uomo che è stato bersaglio dell'attentato. La Rai ha inoltre richiamato un'accusa non provata di una relazione consenziente con una stagista e affermazioni non sostanziate di molestie nei confronti di personale femminile, entrambe negate da Ranucci.
La reazione politica si è divisa quasi esattamente lungo le linee di maggioranza e opposizione. Il vicepremier Matteo Salvini ha accolto con favore la decisione chiedendo chiarezza, e il presidente del Senato Ignazio La Russa si è detto felice della notizia, mentre Federico Mollicone di Fratelli d'Italia ha sostenuto che le inchieste di Report avessero preso di mira in modo sproporzionato la maggioranza di governo. Sul fronte opposto, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha detto che la destra ha ottenuto esattamente ciò a cui puntava, e i critici hanno rispolverato il soprannome TeleMeloni per una Rai che accusano di rispondere alla premier più che ai telespettatori, un'accusa che la senatrice del M5S Barbara Floridia ha definito il risultato di quello che ha chiamato l'Editto Meloni.

