Lorena Isceri, 45 anni, è stata uccisa nel pomeriggio del 3 settembre dal suo ex compagno, Federico Vella, in un caso che gli inquirenti considerano l'ultimo di una serie di femminicidi che ha colpito l'Italia da metà agosto. Isceri, originaria di Squinzano, vicino Lecce, ma residente da tempo in Toscana, è stata aggredita nel garage della propria casa a Firenze, immobilizzata e costretta nel bagagliaio del SUV di Vella, secondo la prima ricostruzione degli inquirenti.

Mentre Vella guidava verso nord sull'autostrada A1, Isceri è riuscita a raggiungere il telefono dall'interno del bagagliaio e ha chiamato il 112, il numero di emergenza italiano. È rimasta in linea per diversi minuti, dicendo agli operatori che l'aveva rapita e voleva ucciderla, in quello che gli inquirenti ritengono un tentativo di aiutarli a localizzare in tempo il veicolo in movimento. La polizia è effettivamente riuscita a rintracciare la posizione del veicolo grazie alla chiamata, ma è arrivata dopo che Vella aveva fermato l'auto, le aveva strappato il telefono e l'aveva gettata da un cavalcavia. Si è poi tolto la vita gettandosi dallo stesso ponte.

La madre di Isceri ha raccontato che la figlia le aveva parlato della relazione con Vella, descrivendosi molto spaventata, un dettaglio che colloca la sua morte all'interno di uno schema ripetuto in quasi ogni caso di femminicidio registrato in Italia quest'anno, una donna che dichiara la propria paura prima che il sistema costruito per rispondere a quella paura non riesca a muoversi abbastanza in fretta.

Isceri è la settima donna uccisa da un partner o ex partner in Italia da metà agosto, un ritmo che ha rinnovato la pressione su legislatori e forze dell'ordine su come vengano gestite le segnalazioni di paura e i segnali d'allarme prima che sfocino in una morte, invece che dopo. La sua chiamata di emergenza ha raggiunto le persone che avrebbero dovuto aiutarla. Non è arrivata in tempo per salvarla.