Il giudizio più chiaro sulla gestione economica di Giorgia Meloni si trova in un numero che quasi nessun italiano guarda mai, lo spread tra i rendimenti dei titoli di stato italiani e tedeschi. Quando Meloni si è insediata a settembre 2022, quello spread era a 251 punti base, una misura di quanto in più gli investitori chiedessero per detenere debito italiano rispetto a quello tedesco. A gennaio 2026 era sceso a 59 punti, un divario abbastanza stretto da suggerire che i mercati non considerano più l'Italia il rischio anomalo che rappresentava un tempo nell'eurozona.

Quella fiducia non è stata incrollabile. I costi di finanziamento italiani si sono mossi insieme agli stessi shock globali che hanno colpito ogni mercato obbligazionario sovrano quest'anno, compreso il ribasso legato alla guerra tra Stati Uniti e Iran e ai rinnovati timori sull'inflazione, e i rendimenti sono risaliti dai minimi di conseguenza. Ma anche dopo questi movimenti, i rendimenti italiani restano ben al di sotto dei livelli precedenti all'insediamento del governo Meloni, un percorso che la gestore di investimenti Lauren Hyslop ha riassunto notando che la sorpresa della premiership di Meloni è stata governare in gran parte da pragmatista fiscale piuttosto che da populista.

Il giudizio di Moody's va nella stessa direzione senza spingersi fino in fondo. L'agenzia ha confermato l'Italia a Baa3, il gradino più basso dell'investment grade, ma ha alzato l'outlook a stabile, un segnale che la traiettoria della forza economica italiana, del settore bancario e della dinamica del debito ha smesso di apparire come una fonte di rischio al ribasso, anche se non ha ancora guadagnato una promozione.

Sotto il miglioramento del sentiment di mercato si trova un dato sul debito che si muove nella direzione opposta. Il rapporto debito su PIL dell'Italia ha invertito il proprio percorso discendente nel 2024 ed era al 137,1 percento nel 2025, con previsioni che lo collocano al 138,5 percento quest'anno. I mercati sembrano disposti, per ora, a considerare la stabilità politica e la disciplina fiscale come motivi per guardare oltre un debito che resta tra i più alti dell'eurozona. Se quella pazienza sopravviverà al confronto con una riforma strutturale vera, ciò che gli ex leader italiani dicono debba seguire il mandato record di Meloni, è la domanda a cui il mercato obbligazionario non ha ancora dovuto rispondere.