Il governo della premier Giorgia Meloni ha dato il via libera formale all'invio di 500 militari a Milano in risposta ai saccheggi e agli scontri seguiti alle proteste per il caro vita del fine settimana scorso, ma il piano uscito dal Consiglio dei ministri è risultato più limitato rispetto a quanto ipotizzato in un primo momento. Il presidente Sergio Mattarella si è opposto a concedere ai militari dispiegati poteri di polizia giudiziaria, l'autorità di agire in modo più simile alle forze dell'ordine che a una presenza di sicurezza statica, e il decreto finale non prevede affatto questa misura.
Meloni ha affidato a X la propria lettura della decisione una volta concluso il Consiglio dei ministri. Distruggere e rubare non è protesta, ha scritto, è reato, e la risposta dello Stato deve essere ferma, un linguaggio che presenta l'invio dei militari e il pacchetto normativo che lo accompagna come una questione di ordine pubblico elementare più che una risposta calibrata su un singolo fine settimana di disordini.
Il pacchetto approvato dal governo resta comunque sostanzioso anche senza i poteri di polizia respinti da Mattarella. Rende più semplice il fermo dei minori nei casi collegati ai disordini, introduce un nuovo reato specifico per la partecipazione violenta a una manifestazione, e prevede multe per i genitori dei minori ritenuti responsabili di danni causati durante le proteste, una misura che arriva direttamente nelle famiglie e non si ferma a chi era effettivamente in strada.

