I costruttori cinesi che cercano in Europa fabbriche da comprare o affittare continuano a scontrarsi con lo stesso muro in Italia, non c'è nulla da offrire loro. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha descritto il quadro senza giri di parole, dicendo che le aziende in giro per il continente chiedono tutte la stessa cosa, una fabbrica chiavi in mano, uno stabilimento già costruito, attrezzato e pronto a funzionare dal primo giorno, invece di un terreno da edificare che richiede anni per essere messo in funzione.
La richiesta di questo tipo di stabilimento già pronto non è casuale. L'Unione europea si sta muovendo verso requisiti minimi di contenuto locale per i veicoli elettrici venduti nel blocco, regole che spingeranno i produttori a costruire davvero le auto in Europa invece di limitarsi a importarle. Per un costruttore cinese che corre per anticipare quelle regole, comprare una fabbrica già esistente è più veloce che costruirne una da zero, ed è esattamente per questo che così tanti stanno girando il continente in cerca di proprio questo.
L'Italia continua a restare a mani vuote per un motivo che Urso ha indicato direttamente, Stellantis, l'unico grande costruttore nazionale del paese, non ha chiuso nemmeno uno stabilimento in Italia. È un motivo di orgoglio reale per un governo che ha passato anni a cercare di proteggere i posti di lavoro dell'industria automobilistica durante la difficile transizione verso l'elettrico, ma lascia l'Italia senza una fabbrica inattiva e già completa da offrire, a differenza di altri paesi europei dove i costruttori hanno chiuso stabilimenti durante la transizione, lasciando esattamente il tipo di impianto chiavi in mano che le aziende cinesi oggi cercano.

