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Tajani chiede il rilascio delle cinque italiane fermate da Israele in Cisgiordania

Il ministro degli Esteri italiano dice che le cinque donne, fermate dalla polizia israeliana a Kiryat Arba mentre accompagnavano agricoltori palestinesi durante la raccolta delle olive, non hanno commesso alcun reato e vanno liberate entro poche ore. Le autorità israeliane hanno comunicato ai diplomatici italiani che le donne saranno invece consegnate all'autorità per l'immigrazione in vista dell'espulsione.

Di Italian Insider StaffPubblicato 1 min di lettura
Soldati israeliani vicino a un veicolo in un'area rurale della Cisgiordania, mentre un uomo osserva da dietro la vegetazione.
Soldati israeliani vicino a un veicolo in un'area rurale della Cisgiordania, mentre un uomo osserva da dietro la vegetazione. · Foto: AP

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha chiesto pubblicamente il rilascio di cinque donne italiane fermate giovedì dalla polizia israeliana a Kiryat Arba, in Cisgiordania, dicendo che quanto accaduto è inaccettabile, non stavano commettendo alcun reato. Ha detto di aspettarsi che le donne venissero rilasciate entro poche ore.

Le cinque si trovavano nella zona come parte di un gruppo più ampio di attivisti internazionali che si recano in Cisgiordania durante la stagione della raccolta delle olive per accompagnare gli agricoltori palestinesi in uliveti che nelle raccolte passate hanno visto episodi di violenza da parte di coloni e restrizioni di accesso, svolgendo una funzione di presenza internazionale pensata per scoraggiare gli scontri più che per intervenire direttamente. Secondo la ricostruzione a cui la dichiarazione di Tajani ha fatto seguito, nella stessa operazione sono stati fermati anche altri attivisti internazionali insieme alle donne italiane.

Il linguaggio di Tajani non ha lasciato dubbi su dove ricadesse la responsabilità. Definendo il fermo inaccettabile e insistendo sul fatto che non fosse stato commesso alcun reato, ha messo a verbale la posizione dell'Italia, mentre i diplomatici italiani lavoravano sulla questione pratica di ottenere il rilascio delle donne, trattando il caso come una questione diplomatica da risolvere rapidamente e non come una questione legale su cui negoziare la colpevolezza.

Le autorità israeliane hanno comunicato ai diplomatici italiani una tempistica diversa da quella sperata da Tajani. Invece di un rilascio immediato, i funzionari hanno detto che le donne sarebbero state trasferite venerdì all'autorità israeliana per l'immigrazione per avviare le procedure di espulsione e rimpatrio, un percorso che allontana le donne dal paese per via amministrativa invece di risolvere la vicenda con il semplice rilascio entro poche ore chiesto da Tajani.

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