Italia, Danimarca e Finlandia hanno chiesto di escludere la Spagna dall'area di libera circolazione dell'Unione europea dopo che l'enclave di Ceuta è stata travolta dall'arrivo di 60.000 migranti. La richiesta è politicamente leggibile e giuridicamente scomoda, perché il meccanismo che invoca non esiste.

Schengen è uno dei risultati più concreti dell'Unione: un'area di viaggio in cui i controlli sulle persone sono stati aboliti. È stata costruita a partire dal 1985, con la soppressione effettiva dei controlli nel 1995 tra Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo. Oggi comprende 29 Paesi, cioè tutti gli Stati dell'Unione tranne Cipro e Irlanda, più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.

Quello che le regole prevedono davvero è il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne, in circostanze definite e con notifica. Diversi Stati membri lo hanno fatto ripetutamente nell'ultimo decennio, Italia compresa. Sono misure nazionali applicate a una frontiera nazionale, non sanzioni imposte a un altro Stato.

Non esiste alcuna procedura per sospendere o espellere un partecipante da Schengen. È la risposta pratica alla domanda di questi giorni, e spiega perché gli stessi governi che chiedono la sospensione della Spagna stiano intanto rafforzando le proprie frontiere: la seconda cosa possono farla da soli, la prima non possono farla affatto.