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Crosetto e il ministro della Difesa saudita si sono sentiti di nuovo per telefono sull'approfondimento dei legami militari, senza dire ancora cosa significhi

Guido Crosetto e il principe Khalid bin Salman hanno discusso del rafforzamento della cooperazione nella difesa e della risposta comune alle crisi emergenti in Medio Oriente e in quello che l'Italia chiama il Mediterraneo Allargato. La telefonata segue la visita a gennaio del capo di stato maggiore della difesa saudita a Roma, e arriva mesi dopo che l'Italia ha inviato all'Arabia Saudita sistemi radar e antimissile.

Di Elena MorettiPubblicato 3 min di lettura
Ritratti affiancati del principe Khalid bin Salman in abito tradizionale saudita e di Guido Crosetto in giacca e cravatta.
Ritratti affiancati del principe Khalid bin Salman in abito tradizionale saudita e di Guido Crosetto in giacca e cravatta.

Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha parlato al telefono questa settimana con il suo omologo saudita, il principe Khalid bin Salman, in una telefonata che entrambi i governi hanno descritto in termini simili, rafforzamento della cooperazione militare, risposta comune alle crisi emergenti, e stabilizzazione di una regione che va dal Medio Oriente a quello che l'Italia chiama il Mediterraneo Allargato. Nessuno dei due comunicati ufficiali ha indicato un programma, un contratto o un'esercitazione congiunta specifica a sostegno di quel linguaggio.

Questa genericità è abbastanza tipica per questo tipo di telefonata, e segue un rapporto che in passato è già andato oltre la retorica. A gennaio, Crosetto aveva ospitato a Roma il capo di stato maggiore della difesa saudita, il generale Fayiad bin Hameed Al-Rowaili, per colloqui diretti con l'omologo italiano, un incontro con abbastanza sostanza alle spalle da far sembrare la telefonata di questa settimana più un aggiornamento programmato su un rapporto già attivo che una conversazione di apertura tra due paesi che si stanno studiando a vicenda.

La sostanza, quando è comparsa, è stata concreta più che retorica. L'Italia ha già inviato sistemi radar e batterie antimissile all'Arabia Saudita per aiutare a contrastare la minaccia delle forze Houthi legate all'Iran, parte di una presenza militare italiana più ampia nella regione che include il contributo alla missione navale Aspides dell'UE a protezione delle rotte commerciali nel Mar Rosso. Su questo sfondo, una telefonata sul rafforzamento della cooperazione e sulla risposta condivisa alle crisi è meno un nuovo impegno che la conferma che quello esistente resta attivo.

Ciò che la telefonata non risolve è la domanda che pesa su tutta la diplomazia della difesa italiana nella regione in questo momento, fino a che punto Roma sia davvero disposta a spingersi, e con quale rapidità. Crosetto ha detto altrove che l'Italia amplierebbe il proprio impegno navale nel Mar Rosso una volta che altri paesi europei lo eguagliassero, un'offerta condizionata e non incondizionata. Una telefonata cordiale con Riad segue lo stesso schema, una cooperazione reale che avviene già silenziosamente sullo sfondo, accompagnata da un linguaggio pubblico abbastanza vago da impegnare l'Italia a ben poco oltre a dire che il rapporto conta.

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