Il ministro dell'Economia italiano vuole che l'UE consideri l'inflazione una scusante per mancare gli obiettivi di bilancio
Giancarlo Giorgetti chiederà questa settimana ai ministri delle finanze dell'eurozona di considerare l'inflazione nel modo in cui Bruxelles giudica gli scostamenti di bilancio, dopo che l'inflazione italiana è salita al 4,1 percento a settembre rispetto a un obiettivo che il governo aveva fissato all'1,8 percento. Dice di non mettere in discussione le regole, solo di chiedere che si adeguino alla realtà.
Il ministro dell'Economia italiano Giancarlo Giorgetti vuole che l'Unione europea tratti l'inflazione come una giustificazione legittima quando il bilancio di un governo si allontana dagli obiettivi, e intende sollevare la questione direttamente con i suoi omologhi dell'eurozona nella riunione dei ministri delle finanze di questa settimana. L'argomento si basa su un divario preciso, l'Italia ha costruito i propri piani di spesa attuali attorno a un'ipotesi di inflazione annua dell'1,8 percento, un numero che l'economia reale ha già ampiamente superato.
L'inflazione italiana è salita al 4,1 percento a settembre, dal 3,2 percento del mese precedente, e Giorgetti ha indicato il peso dei costi energetici come un freno che potrebbe togliere da solo fino allo 0,2 percento di PIL alla crescita del prossimo anno. Invece di contestare apertamente il quadro di bilancio di Bruxelles, ha formulato la richiesta in modo circoscritto, non stiamo mettendo in discussione le regole di bilancio, ha detto, ma chiediamo che le regole siano adattate alla realtà di oggi. Secondo il quadro attuale dell'UE, la Commissione dovrebbe già tenere conto di shock esterni gravi quando decide se avviare o aggravare una procedura d'infrazione contro uno stato membro che manca i propri obiettivi, e la spinta di Giorgetti equivale a chiedere che l'inflazione stessa venga letta esattamente come quel tipo di shock.
I tempi contano perché l'Italia è vicina a qualcosa che desidera da anni, l'uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo dell'UE. Roma continua a prevedere di portare il proprio disavanzo sotto il tetto UE del 3 percento del PIL quest'anno, dal 3,1 percento del 2025, in linea con l'obiettivo del 2,9 percento fissato ad aprile, con lo sguardo rivolto a uscire del tutto dalla procedura nel 2027. Mancare l'obiettivo ora per colpa dell'inflazione, dopo anni di consolidamento mirati proprio a questo risultato, sarebbe un modo frustrante di fallire.
Se gli altri ministri delle finanze dell'eurozona accetteranno l'argomento è una domanda diversa dal chiedersi se sia fondato. L'inflazione distorce davvero la pianificazione di bilancio, un governo che prevede l'1,8 percento e si ritrova al 4,1 percento lavora con numeri che non descrivono più la propria economia. Ma ogni governo con un problema di disavanzo ha interesse a trovare uno shock che lo giustifichi, e Giorgetti sta di fatto chiedendo ai suoi colleghi di riconoscere che proprio questo shock, arrivato proprio in questo momento per l'Italia, meriti esattamente quel tipo di eccezione.