Un terremoto di magnitudo 4.7 ha colpito i Campi Flegrei a ovest di Napoli nella tarda serata di venerdì, ferendo 26 persone e danneggiando alcuni edifici, hanno riferito sabato le autorità. L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha indicato una profondità di tre chilometri, abbastanza superficiale da farsi sentire con forza in superficie anche a quella magnitudo.
Lorenzo Benedetto, presidente dell'Ordine dei geologi della Campania, ha dichiarato che si tratta del terremoto più forte registrato nei Campi Flegrei negli ultimi quarant'anni. Alla scossa è seguita una notte di repliche di intensità minore.
L'area sorge sul più grande cratere vulcanico d'Europa e convive con le scosse come condizione permanente, non come evento. A rendere diversa questa scossa sono la scala e la risposta ufficiale: il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, ha avvertito che l'attività vulcanica non è conclusa e ha invitato alla prudenza.
È quell'avvertimento la parte da tenere a mente. Una singola scossa è una notte di intonaci caduti e di residenti spaventati. Un periodo prolungato di movimento del suolo sotto un'area densamente costruita da mezzo milione di persone è un problema di programmazione, e lo Stato italiano lo gestisce al rallentatore da anni, tra esercitazioni, verifiche sugli edifici e un piano di emergenza che quasi nessuno ha mai dovuto usare.

