Webuild ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto volontaria sulla totalità delle azioni ordinarie di Trevi Finanziaria Industriale, approvata dal consiglio di amministrazione, per un valore di 295 milioni di euro in contanti. Arriva come contromossa rispetto a Icop, la società friulana che si era fatta avanti per prima con un'offerta pubblica di scambio.

La differenza tra le due offerte non è solo il prezzo ma la moneta. Webuild paga in contanti e la sua offerta valuta Trevi il 14,4 per cento in più rispetto al livello implicito nel concambio di Icop, calcolato sui prezzi di Borsa delle azioni Icop prima dell'annuncio. Un'offerta cash elimina la domanda su quanto valga la carta dell'acquirente, che è la domanda che uno scambio azionario lascia sempre aperta.

La logica industriale è lineare. Trevi è specializzata in fondazioni speciali e ingegneria del sottosuolo, lavorazioni che oggi Webuild affida all'esterno e che stanno al centro delle grandi opere civili. L'amministratore delegato Pietro Salini ha descritto l'operazione come un investimento sulle competenze, dicendo che porta un'eccellenza in un gruppo globale garantendole scala, solidità finanziaria e accesso a un portafoglio ordini da 54 miliardi, preservandone competenze, persone e identità.

Trevi manterrebbe identità, sede principale e competenze in Italia e avrebbe accesso diretto alla pipeline di progetti del gruppo. Se questo basti a chiudere la partita lo decideranno gli azionisti di Trevi, che ora scelgono tra contanti certi e una quota nella società risultante: lo scambio a cui ogni offerta contesa finisce per ridursi.