Ogni affitto breve in Italia deve ora avere un codice identificativo nazionale, il CIN, esposto sugli annunci online e sull'immobile stesso. È l'unica regola valida ovunque.
Oltre quella, la mappa si frantuma. Diversi Paesi europei hanno introdotto limiti nazionali agli affitti brevi; il governo italiano ha resistito, con il vicepremier Matteo Salvini che ha definito inaccettabili i tentativi di regolare in quel modo l'uso della proprietà privata. Il lavoro è così passato ai comuni, con Firenze in testa, generando un mosaico in cui le regole dipendono dalla città in cui ci si trova, mentre i contenziosi in corso, spesso contro il governo stesso, spostano di continuo il quadro.
Per chi affitta come ospite la conseguenza pratica è limitata ma reale. Le norme si rivolgono ai proprietari e non ai visitatori, quindi il rischio non è una sanzione: è una prenotazione che risulta non conforme in una città che ha deciso di controllare.
Per il dibattito sulla casa la frammentazione è la notizia. A legiferare sono le città che pagano il costo della pressione turistica, mentre il governo nazionale difende il lato proprietario della transazione. Finché quel disaccordo non si chiude, l'Italia ha un numero di registrazione nazionale e nessuna politica nazionale.

