Nessuna persona ragionevole discute la sostituzione di un cavalcavia ferroviario di 140 anni. L'intervento sul Ponte al Pino a Firenze Santa Maria Novella è manutenzione arretrata sul collo di bottiglia dell'intera rete ad alta velocità, e rinviarla ancora sarebbe l'opzione davvero imprudente.

La domanda è perché 1.300 cantieri vengano spinti tutti a luglio e agosto. La ragione dichiarata è che in questo periodo il traffico ferroviario è al minimo, e per i pendolari è vero. Per il turismo è esattamente il contrario: sono le settimane in cui la rete trasporta il maggior numero di persone senza alternative e senza conoscenza del territorio. Il motore reale è la scadenza del 2026 per la spesa dei fondi europei per la ripresa.

Il costo della scelta è misurabile. RFI prevedeva il raddoppio del viaggio Roma-Milano da tre a sei ore durante la prima fase fiorentina, con in più l'interruzione della linea Brennero-Verona dal 18 luglio al 1 agosto. I giornali italiani hanno usato l'espressione Paese diviso in due, e per quattro giorni è stata esatta.

Una scadenza è un cattivo sostituto di un piano. Soldi che arrivano con una data di scadenza producono esattamente questo: un decennio di manutenzione rinviata compresso nei due mesi in cui il disagio costa di più a chi lo subisce. I lavori vanno fatti. Il motivo per cui si fanno adesso è una regola di bilancio, e vale la pena dirlo invece di far finta che il calendario sia stato scelto per i passeggeri.