La Corte costituzionale ha rinviato giovedì 23 luglio alla Corte di giustizia dell'Unione europea la stretta del governo sulla cittadinanza per discendenza, dopo che una prima pronuncia sembrava averla confermata. Il rinvio chiede ai giudici di Lussemburgo se le restrizioni siano compatibili con il diritto europeo che garantisce la cittadinanza dell'Unione, e i diritti che ne derivano, a chi possiede la cittadinanza di uno Stato membro.

Marco Mellone, l'avvocato che assiste i ricorrenti contro le restrizioni, ha detto a The Local che il rinvio è stato una grande sorpresa. Se la Corte europea dichiarerà le regole incompatibili con il diritto dell'Unione, ha spiegato, saranno automaticamente disapplicate da qualsiasi autorità amministrativa italiana.

L'effetto pratico arriva subito, prima di qualunque sentenza. Le domande ancora pendenti non vengono più decise sulla base di una regola consolidata, e chi si è visto respingere la richiesta in base al nuovo criterio ha una ragione per impugnare. Il consiglio di Mellone a questo secondo gruppo è di presentare ricorso immediatamente, senza aspettare Lussemburgo.

In discussione c'è la riforma introdotta a marzo, che ha imposto un limite di due generazioni: chi è nato all'estero deve avere un genitore o un nonno che possedeva la sola cittadinanza italiana, o la possedeva al momento della morte, salvo poche eccezioni. Quella singola riga ha spostato il confine di chi è italiano per una diaspora che da generazioni dava la risposta per acquisita.