# L'Italia manderà più navi da guerra nel Mar Rosso, una volta che tutto il resto d'Europa accetterà di fare lo stesso

> Il ministro della Difesa Guido Crosetto dice che l'Italia è pronta ad ampliare il proprio contributo alla missione navale Aspides dell'UE a protezione delle rotte commerciali nel Mar Rosso, ma solo quando altri paesi europei eguaglieranno l'impegno. Circa il 40 percento del commercio internazionale italiano passa proprio per quelle acque.

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- Author: Elena Moretti
- Section: Mondo
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- Published: 2026-10-04T20:30:00.000Z
- Updated: 2026-10-04T20:30:00.000Z
- Tags: Guido Crosetto, Red Sea, European Union, Houthi attacks

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Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto dice che il paese è disposto ad aumentare il proprio contributo alla missione navale Aspides dell'UE nel Mar Rosso, a protezione del traffico commerciale dagli attacchi delle forze Houthi legate all'Iran, ma ha posto una condizione che rimette la decisione nelle mani di ogni altro governo europeo invece che nella sola Roma. Siamo disposti ad aumentare il nostro contributo, ha detto, ma quando vedremo altri paesi fare lo stesso.

L'Italia mantiene oggi una nave schierata in modo continuativo in Aspides, una missione lanciata nel 2024 che oggi opera con circa sei navi da guerra in totale, un livello che l'alta rappresentante UE per la politica estera Kaja Kallas sta spingendo gli stati membri ad ampliare. L'Italia aveva anche schierato due cacciamine a Gibuti nelle fasi iniziali della missione, ma li ha ritirati dopo aver riscontrato troppo poche occasioni di impiego concreto da giustificarne la permanenza, un dettaglio che smentisce qualsiasi racconto semplicistico sulla riluttanza italiana, le navi sono tornate a casa perché non c'era abbastanza da fare, non perché Roma volesse ridurre il proprio impegno.

Crosetto è stato specifico su come dovrebbe essere fatto un eventuale contributo ampliato. Le navi coinvolte, ha detto, devono essere moderne, con le capacità tecnologiche e la velocità necessarie, escludendo di gonfiare i numeri della missione con vecchi mezzi disponibili invece che con equipaggiamento realmente adatto a tracciare e contrastare attacchi di droni e missili contro le navi commerciali.

La posta in gioco per l'Italia è concreta, non astratta. Circa il 40 percento del commercio internazionale del paese transita per il Mar Rosso e il Canale di Suez, lo stesso corridoio che gli attacchi Houthi stanno interrompendo da quasi due anni, e l'Italia ha già inviato radar, batterie antimissile e altri sistemi di difesa all'Arabia Saudita per aiutare a contrastare sia le minacce iraniane sia quelle Houthi nella regione più ampia. Una missione navale a protezione di quella stessa rotta commerciale non è un favore a Bruxelles, è la difesa di una rotta da cui dipende la stessa economia italiana.

Ciò che la condizione posta da Crosetto fa davvero è spostare la pressione sul resto dell'UE. Kallas vuole un'Aspides più grande, l'Italia le ha detto che è disposta ad aiutare a realizzarlo, e l'unica cosa che separa le attuali sei navi da una missione più ampia è se le altre capitali europee sono pronte a eguagliare un impegno che Roma ha già detto di essere disposta a prendere.

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